Mar 06 2004
L’usabilità del Teletrasporto

La metafora del teletrasporto, che frantuma e ricompone i corpi degli uomini
di Star Trek, è perfetta per spiegare il rapporto che l’utente instaura con
le proprie pagine smaterializzate dal TCP/IP. Naturalmente, nel fare la disamina
dell’usabilità del teletrasporto, non sarò del tutto scientifico, ma -in questo
caso- non credo che questo sia un aspetto rilevante.
NOTA: Questa è la RIPUBBLICAZIONE del primo articolo apparso -il 9 novembre 2001- su Idearium.ORG
In questa pagina
- Introduzione
- L’utente errante nello spazio
- Lo spazio di esistenza dell’utente
- Errore umano? NO grazie!
- L’usabilità del teletrasporto: consigli per la sopravvivenza.
Introduzione

Il
Teletrasporto è entrato nelle case di tutti i tele-spettatori del mondo con Star Trek, la celebre serie televisiva con l’astronave Enterprise ed il capitano Kirk.
di lanciarci nello studio dell’usabilità di tale strumento,
vorrei però raccontarne alcuni retroscena non a tutti noti.
Innanzitutto il telestrasporto è stato introdotto per ovviare ad un problema
di costi di produzione. Era infatti a quell’epoca, estremamente difficile creare
delle situazioni credibili di atterraggio di navi spaziali piccole e grandi.
Ecco dunque che, all’esigenza di costo, gli sceneggiatori rispondono con una
grande idea, ed introducono la possibilità di usare un congegno che smaterializza
delle persone e le rimaterializza cellula per cellula ad una distanza sino a
40.000km.
Più volte,
nell’ambito delle avventure dell’enterprise, alcuni membri dell’equipaggio rimangono
isolati in malcapitati ambienti nei quali sono stati scaraventati con il teletrasporto.
Ancora più spesso, vengono salvati dallo stesso, svanendo sotto gli occhi
di nemici o la minaccia di un pericolo.
Basta infatti che dalla Enterprise abbiano le coordinate esatte (emanate dai
ricevitori indossabili in dotazione all’equipaggio), ed una distanza adatta al
trasbordo, per essere risucchiati a casa (o rimbalzati altrove).
In una puntata capita anche un caso di hackeraggio/rapimento. Ovvero una situazione
in cui alcune persone in viaggio tra un pianeta e l’astronave, vengono dirottate
verso un vascello nemico (sane e salve ma, di fatto, rapite).
L’utente errante nello spazio!
Spero che Jakob Nielsen nonservi rancore agli autori se, non solo mentre vengono rapiti ma in generale
durante ogni teletrasporto, l’utente trasportato non sia consapevole di cosa
gli stia accadendo e di dove sia diretto.
Infatti, ogni qual volta da un pianeta qualsiasi, i nostri eroi vengono richiamati
sulla nave, non svolgono un’azione. La subiscono. Essi hanno come unica conferma
della destinazione un eventuale dialogo con il personale della nave madre e questo,
di fatto, lascia presupporre che conoscano la destinazione del loro spostamento.
Senza però che ciò avvenga mai in modo palese.
Mi ricordo anche di almeno un caso in cui, alcuni dei personaggi più famosi,
vengono privati del loro sistema di comunicazione/GPS dalla popolazione non proprio
amichevole dell’ennesimo pianeta sconosciuto. Anche in questa disperata situazione,
vengono salvati dal teletrasporto perchè dall’Enterprise viene effettuata
una sorta di scansione dell’intero pianeta ed individuate delle forme di vita
che -probabilmente- rispondono alla descrizione magnetica, di temperatura e di
massa degli uomini mancanti sull’Enterprise. L’esperimento riesce ed, ancora
una volta, i nostri utenti del teletrasporto vengono sballottati ingiro senza
alcuna cognizione di ciò che gli sta accadendo.
Lo spazio di esitenza dell’utente
L’utente esiste? In realtà, una obiezione abbastanza
convincente che solleva -almeno in parte- gli autori della serie Star
Trek dall’accusa di essersi inventati un sistema poco usabile, è quella
che dice che gli utenti del teletrasporto, durante il loro spostamento
nello spazio, non siano di fatto consapevoli. Anzi, che non esistano
proprio.
Questo a causa della smaterializzazione in sè stessa. Insomma, se sei
in miliardi di miliardi di pezzi, non puoi certo guardare uno schermo con tanto
di pilota automatico e sistema di orientamento…
Questa scusante è però parziale. L’utente esiste infatti per certo,
sia subito prima che subito dopo l’aver usato il teletrasporto. Andrebbe dunque
iper-supportato in modo usabile in quei frangenti così importanti per
ogni utente, sopratutto subito prima di essere di fatto disintegrati.
Ecco dunque che il device indossabile del capitano Kirk e degli altri, dovrebbe
forse poter comunicare al proprio umano di riferimento che sta per essere trasportato,
magari intercettando il comando che il sistema di teletrasporto sta eseguendo
e comunicando quindi la destinazione.

Clicco
dunque esisto, ma che c’entra il web? Il web è una buona metafora
sia dell’esistenza dell’utente che del gioco della destinazione del teletrasporto.
Lo stato di inesistenza dell’utente durante il trasporto vero e proprio assomiglia
infatti al tempo che intercorre tra l’aver cliccato su un certo LINK e l’aver
raggiunto sani e salvi la destinazione, ovvero l’URL contenuto del link prescelto.
Il fatto che la destinazione possa o meno essere sconosciuta a priori o raggiunta
inconsapevolmente, è ancora una volta paragonabile a quanto accade cliccando
su LINK con un LABELING ambiguo. Oppure per le situazioni dove, l’aprirsi di
finestre impreviste, l’essere rimbalzati da un Url ad un altro, rapisce l’utente
verso nuove ed incontrollate situazioni.
Se poi l’attesa dura troppo, o la destinazione che appare si mostra parziale
e sgangherata, l’utente svanisce (stavolta davvero). Forse è proprio per
questo che ci si preoccupa di quando (e per quanto) l’utente sta nel mezzo tra
un Url e l’altro.
…Credo si potrebbe forzare il concetto sino a dire che, l’utente esiste solo
quando si trova su un Url definito…
Lo stesso concetto di pacchetti TCP/IP ha una assonanza con la smaterializzazione
di cui il sistema di teletrasporto è capace. E così come un browser
raccoglie i pezzi di una pagina e li ricompone con ordine, il sistema di teletrasporto
-un giorno non vicinissimo- ci rimetterà in sesto dopo aver trasversato
l’oceano sotto forma di molecole eccitate.
Nel 2050 (data in cui molti Idearium-people saranno ancora ben lieti di abitare
questo pianeta) il nostro cruccio potrebbe essere il fatto di essere teletrasportati
da Microsoft Explorer 24.0 …che, in caso di guai informatici, ci farebbe uno
scherzetto mica troppo da ridere (vedi foto sopra a DX, esempio di incidente
nel teletrasporto).
Errore Umano? NO grazie!
Ma in questo giro ingiro tra teletrasporto e browsing, vorrei farvi
notare come lavora l’operatore della macchina da teletrasporto.
Ecco infatti, qui a DX, la consolle di comando del sistema. Un
tavolo inclinato che guarda (a vista) le camere di lancio e che è disegnata
con luci e colori freddi e calmi.
L’operatore la usa in piedi. Scelta fatta dal regista -ritengo- per enfatizzare
la tensione del momento del salto.
Ma l’operatore deve anche essere dotato di un’ottima vista, perchè stando
in piedi si troverà a guardare il piano inclinato da oltre un
metro di distanza.

L’operatore usa i suoi sensi ed i suoi movimenti nel pieno della
sua umanità.
Non è banale ma fra lui e l’interfaccia del sistema (quella posta
sul piano) non vi sono ulteriori layer di interfaccia (come guanti 3D,
occhiali e sensori speciali, etc).
I comandi, posti in modo asimmetrico sopra il piano inclinato, servono
tre tubi di lancio (le tre zone verticali nere poco più a destra
rispetto al centro del paino), mostrando il loro livello di energia.
I due lati a SX e DX dell’informazione cruciale (quella sull’energia
dei tubi) possiamo ipotizzare rispondano al sistema principale di controllo
(quello più complesso
a SX) e quello secondario o di riserva (a DX).
Se tale ipotesi risultasse corretta, dovremmo anche dire che: tutti
i lanci contemporanei vengono controllati da un solo pannello. Non è quindi possibile gestire
più ingressi/uscite nello stesso istante o, anche semplicemente,
destinazioni diverse.

Con
buona pace degli esperti di interfacce di sistemi del controllo del volo,
con questa invenzione, pare che si muovano in pochi… Peccato, sembrava
un business interessante.
Infine, mentre a SX vediamo un modello più vecchio della consolle e della
sala di lancio, nessun feedback è dato DURANTE il momento del
lancio.
Quindi ad esempio:
Il capitano Kirk vuole andare sul pianeta che stanno sorvolando, a delle
precise coordinate, ovvero dove si trova il bar locale più trendy.
L’operatore del sistema di teletrasporto imputa tali coordinate su
un piano inclinato o comunque che è escluso dalla visibilità di
Kirk.
Kirk non ha feedback sul tubo di lancio o sulla sua dotazione
di gadget indossabili. (Anzi, vi faccio notare come neanche la
superlampada che eccita le cellule del teletrasportato è un
feedback affidabile. Infatti, in questo fotogramma rosso a DX,
ci sono 5 lampade per 4 viaggiatori).
L’operatore del teletrasporto (al quale mancano tre gradi dall’occhio
sinistro) da una conferma mnemonica a voce, ma di fatto sbaglia nell’imputare
le coordinate (non esiste di fatto l’informazione “vai al bar di” ma
soltanto quella geografica assoluta) e scaraventa Kirk in mezzo
all’oceano.
L’usabilità di Star Trek: consigli per la sopravvivenza.
Ecco che, se io fossi Kirk, o davvero tra cinquant’anni mi dovessi ritrovare
ad usare Explorer 24 per andare fisicamente a Boston, preferirei che:
1- fosse un server a definire obiettivi e traiettorie (e non un umano con il
minimo sindacale e soggetto alla normale ed umana stanchezza)
2- che facesse ciò sempre basandosi su una interpretazione delle mie
indicazioni
3- che esistesse un preciso ciclo di feedback e di controlli adeguati all’importanza
dell’operazione in corso (come la checklist che fanno i piloti di aeroplano)
ed anche se nel bel mezzo del LINK sono a mille pezzi…
4- riterrei necessario trovare a destinazione un caldo benvenuto,
che mi confermasse istantaneamente la destinazione alla quale sono giunto.
Infine un particolare sulla consolle di Microsoft Explorer 24.
Dato il non-senso della presenza di monitor ed informazioni non
visibili all’utente, metterei degli schermi proprio accanto al
tubo di lancio. Magari con un bel comando “STOP & BACK
HOME” azionabile con il semplice tocco (è certo utile a chi cambia idea
all’ultimo istante. Almeno sino a quando c’è fisicità della mano
e siamo tecnicamente lì).
…Se invece ci sarà comunque un operatore, che almeno sia dotato di un
doppio schermo come quello della cassa del Supermarket, fatto perchè il
cliente veda ogni singola battuta (con descrizione e prezzo) nell’istante
in cui viene editata.
Ciò detto, tremo ad immaginare come Bill Gates II° (nel 2050 il Gates
I° starà vendendo waporware su Saturno), supporterà le mie
istanze. Immagino già di quale genere di assistente digitale sarà dotato
Explorer 24 e come preferirò spegnerlo e porre una benda davanti ai miei
occhi prima del salto, piuttosto che sapere che c’è davvero lui
alla guida.
Se la mia vi sembra paura della tecnolgia può darsi che abbiate
ragione: avete presente la clip di Microsoft Word? Pensatela
tra diciassette altre release.
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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