Feb 29 2004
INTERACTION DESIGN: Il mestiere di umanizzare la tecnologia

In questo articolo, ampiamente ripreso da un intervista, provo
a spiegare la mia concezione di design dell’interazione, dandone una definizione
e provando a spiegarne la necessità dell’esistenza. Dal mio personale punto di vista: L’Interaction Designer è un nuovo architetto della relazione.
Usa lo spazio come un architetto, la tecnologia come un inventore, la forma come
un designer.
In questa pagina
- INTRODUZIONE
- IL MESTIERE DELL’INTERAZIONE
- COLUI CHE PROGETTA I NUOVI "ATTREZZI"
- L’INTERACTION DESIGN & LA VALLE DELL’ENTROPIA
- Conclusioni
INTRODUZIONE
Ho iniziato ad occuparmi di tecnologia
quando ero ragazzo, e sono già passati
venti anni. Sono partito scrivendo codice e studiando ingegneria, eppure,
più mi addentravo nella tecnologia, e più sentivo che continuava
a sfuggirmi qualcosa di importante�
A svegliare tutti i miei istinti è stata
la Caffettiera del Masochista. L’inestimabile libro di Donald Norman, grazie
al quale ho capito cosa avrei fatto in futuro.
Non parlo di un mestiere, ma di un modo di concepire il mondo,
ed approcciare la progettazione della tecnologia, che �un po’ alla volta-
si è trasformato nel desiderio di voler dare un contributo alla sua
umanizzazione.
E così �viste le oramai poche separazioni vere tra vita & lavoro,
o tra �il fare� e �l’ essere- ho fatto del mio mestiere �ovvero
il designer dell’interazione- anche la mia personalissima missione.
IL MESTIERE DELL’INTERAZIONE
Per ogni professione serve una preparazione adeguata, e per l�umanizzatore della tecnologia le vie possibili sono diverse.
Si pu� essere "umanizzatori" specializzandosi in ergonomia. …si pu� essere
degli psicologi appassionati della tecnologia e delle sue ricadute sociali. Si
pu� persino
essere degli ingegneri invaghiti del cosidetto �design centrato sull�utente�.
Ma soprattutto �si
pu� essere- dei designer dell�interazione.
Il designer dell�interazione viene formato per progettare soluzioni tecnologiche che conoscano e siano in grado di supportare/innovare comportamenti singoli e di relazione, rispettando i vincoli culturali generali e agendo in modo quanto pi� trasparente e diffuso nello spazio in cui l�interazione fisica si svolge.
Non si diventa Interaction Designer per caso, ma frequentando scuole come Domus
Academy o Master come quello di Ivrea,
o -ancora meglio- passando anni dentro a Dipartimenti molto speciali come quello
dell’Università di Limerick o
di Siena.
Inoltre, non si diventa Interaction Designer per autocertificazione (comportamento
tipico della new-economy) o per meriti da flash/director.
Infine, non si può essere "designer" se non si è progettato almeno una volta
un oggetto fisico, pensando a materialli forme e costi di produzione.
Certo, è un mestiere che si può "imparare solo facendo" ma dove non ci si può
improvvisare più di tanto. Per fortuna, l’ITALIA è sempre il posto
giusto per fare il designer.
L�Interaction Designer � un
nuovo architetto della relazione.
Usa lo spazio come un architetto, la tecnologia come un inventore, la forma come
un designer. Per certi versi dunque, l’Interaction Designer � -potenzialmente- il pi� completo
dei designer, ma il suo campo di applicazione e la sua interdipendenza dalla
tecnologia, potrebbero tenerlo nascosto tra le pieghe del futuro ancora per lungo
tempo.

Il design dell�interazione � la disciplina che ci consente di prototipare, progettare,
immaginare e -vendere talvolta ancor prima che siano nate- le future tecnologie
digitali.
Dall�iPOD, alle fotocamere digitali passando per i device per gli appunti vocali,
i telefoni ed il web, siamo sempre pi� coinvolti nel digitalizzare, archiviare
e scambiarci pezzi del mondo che ci circonda. Qualcuno progetta (o �per lo meno-
realizza) ogni tassello di questo frastagliato Pianeta in via di digitalizzazione,
e non sempre tale progettazione ha buon esito.

L’INTERACTION
DESIGNER E’ COLUI CHE PROGETTA I NUOVI ”ATTREZZI”
La tendenza straripante a sostituire tutti gli strumenti di lavoro con dei computer, ha creato una grande confusione.
Non � pi� cos� facile distinguere un martello da
carpentiere da un martello da restauratore. E -a volte- non si distingue
bene neanche un martello da una tenaglia. Come conseguenza estrema, molta
gente non sa bene neanche che lavoro fa. O quantomeno non lo sa raccontare.
Tutta questa tecnologia indifferenziata non � un bene, e c�� chi sente il bisogno di progettare una nuova generazione di attrezzi, di lavatrici, di telefoni e di tante altre cose che avranno un nome nuovo. Strumenti diversi da quelli che possiamo immaginare per semplice somiglianza con le cose che conosciamo gi�.
Ebbene l�interaction designer � colui
che deve contribuire a progettare questa nuova generazione di attrezzi.
E, se possibile, restituire un po� di identit�, umanit� e relazione alle tante situazioni governate dalla tecnologia a forma di scatolotto beige.
Se avete ancora il dubbio che si l�Interaction Designer possa essere un web designer bravo in flash� Sia chiaro che l�Interaction Designer � soprattutto una persona che sa progettare cose come l�iMac girevole (link), il palm pilot, l�interfaccia del sistema della Pre-Crime che abbiamo ammirato in Minority Report, come anche Amazon.com o �in futuro- chiss� quali
aggeggi domotici.
L’INTERACTION
DESIGN E’ UTILE AD ATTRAVERSARE LA ”VALLE ENTROPICA DEL DIGITALE”
L�assunto per cui la Rete � la tecnologia, durer� ancora poco. La Rete sta per esplodere e diffondersi in ogni minuscolo angolo della nostra vita digitale. Ci� la rendera invisibile, ma ci� non vuol dire che sar� necessariamente pi� facile da usare.
Sempre di pi� -in futuro- non si potr� fare a meno di affrontare la complessit� del �panorama d�uso� degli
artefatti tecnologici, ed adoperarsi per semplificarlo.
LA TECNOLOGIA STA CERCANDO LA SUA STRADA (IL SENSO DELLE COSE)
Inutile negarlo: tutti noi ci attendevamo le macchine volanti. Invece, quasi con una vena ironica, le auto restano a terra, e si sta seriamente pensando di muoverle con motori ad aria compressa.
E� cos� che, nello spazio di un�affermazione da documentario di seconda serata, il futuro ed il presente si scambiano di ruolo. L�aria compressa (o il buon vecchio idrogeno) � il futuro. Le macchine volanti una velleit� del passato.
Dal punto di vista dell�evoluzione
della tecnologia siamo ancora nel pieno di quella che definirei ”valle entropica
del digitale”.
Una casbah rumorosa ed incoerente composta da innovazioni
piccole a piacere. Senza avviso potrebbe pioverci addosso una gamma multiforme
di micro-innovazioni, cos� grade da muovere numeri paragonabili a quelli che si incontrano quando si parla di biodiversit�.
Questo non per fare previsioni da guru, ma proprio perch� �per fortuna- non ci sono Guru che disegnano IL futuro, bens� un nugolo di tentativi, avvenimenti, e battiti d�ali che fanno dell�innovazione tecnologica un sistema complesso.
L�umanizzatore delle tecnologie � l�uomo che si immerge in questa casbah e va
alla ricerca del senso perduto del manuale della nostra lavatrice. E� colui che
realizza l�interfaccia dei servizi di ecommerce che utilizziamo quotidianamente,
che progetta il Web in formato tascabile, si immagina il teletrasporto usabile,
si interroga sul senso della bici che sa gi� dove andare, e sull�utilit� nella
relazione degli indumenti computerizzati che permetteranno -a chi ci sta difronte-
di vedere i goal in diretta sulla manica della nostra camicia!
�la tecnologia sta cercando la sua strada: in modo randomico, totalizzante, schizofrenico,
tenta di conquistare tutti gli ambiti della nostra vita. Provando e riprovando
a sopravvivere ed evolversi. Come noi stessi, nell�accettarla
o nel reagire ad essa, proviamo ad adattarci o ad adattarla.
CONCLUSIONI
Umanizzare la tecnologia, vuol dire sentire il diritto di vivere una vita migliore; sentire la voglia di non soccombere tra cavi e malfunzionamenti; ritenere fermamente di non dover essere costretti ad apprendere qualcosa se non si ha davvero il tempo o la necessit� di farlo. Ma soprattutto significa sentirsi protagonisti della propria esistenza e percepire la buona tecnologia come un diritto.
Nella propria quotidianit� di non addetti ai lavori, desiderare di umanizzare la tecnologia significa pensare fermamente di essere in diritto di essere un �accidental user� e porsi davanti alle cosidette �innovazioni� come giudici (e non come vittime sacrificali).
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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