Jan 06 2004

    Usabilità & Accettabilità: visione industriale vs. senso comune

    Posted at 4:29 pm under nielsen, nokia

    L'usabilità romantica è prigioniera tanto della "cultura ingegneristica", quanto delle "priorità industriali".
    Nel senso comune, l’accettabilità sembra
    far riferimento ad un requisito "minimo indispensabile". Ciò
    che è "accettabile" è meno che buono e -estendendo il
    ragionamento- è molto meno che USABILE.
    Sopratutto se usabile vuol dire:
    efficace, efficiente, seducente.
    Ma il senso comune non regge il mercato e, nel business, l’usabilità
    è una minima frazione dell’accettabilità.
    L’usabilità romantica è prigioniera tanto della "cultura
    ingegneristica", quanto delle "priorità industriali".

    Giusto o sbagliato che sia, è opportuno leggere per credere.


    In questa pagina
    - DETTO IN POCHE RIGHE
    - LE DEFINIZIONI FONDAMENTALI
    - GLI SCHEMI DELL’ACCETTABILITA’
    - COSA MI PIACE, E COSA NO
    - COSA E’ OPPORTUNO APPRENDERE
    - CONCLUSIONI

    Detto in poche righe,

    Sia leggendo a fondo i Guru dell’usabilità
    delle interfacce che le norme IEEE & ISO, l’usabilità è una
    componente della più vasta accettabilità.

    Comprendere questa posizione (seppur con le "n" differenze di interpretazione),
    significa comprendere quali dimensioni e peso, il mercato ed i poteri industriali
    riconoscono all’usabilità. E’ certamente un passaggio importante per
    maturare la propria visione professionale, comprendere meglio il meccanismo
    di ricerca/rifiiuto di queste competenze, nonchè -in alcuni casi- trovare
    motivo di forte dissenso con gli usi e costumi che rimettono all’USABILITA’
    un ruolo così ridotto.

    Beh, partiamo
    con il riportare alle nostra mente alcuni aspetti/definizioni fondamentali:

    • Il lemma "usabilità" non figura sul
      GARZANTI. Quello "accettabilità" (s.
      f.
      l’essere accettabile.) invece, SI.
      Non siete convinti che "Usabilità" non stia nel dizionario?
      Beh, c’è stato un caso editoriale importante in Italia: un libro dal
      titolo Web
      Re-Design
      dove -nonostante l’impegno e la correttezza dell’interpretazione
      dei traduttori- la parola USABILITA’ andò in stampa tramutata in UTILIZZO.
      Potenza del correttore automatico con la complicità qualche cialtronata/svista
      dell’ultima ora.
    • Il significato migliore per la parola "Acceptability"
      è probabilmente quello citato dagli amici di HYPERLABS,
      ed ovvero:
      L’accettabilità indica quanto volentieri l’utente usa il prodotto,
      coincide cioè con il gradimento e la soddisfazione che prova nell’utilizzarlo.
      All’interno del concetto di accettabilità di un prodotto generico o
      di un servizio nato dall’integrazione fra informatica e telecomunicazioni
      (ad esempio, un programma di posta elettronica), vanno considerati tutti quegli
      aspetti legati al costo, alla compatibilità con le tecnologie precedenti,
      alla formazione, alla manutenzione e, soprattutto, alle condizioni di “utilizzabilità”
      (usefulness) del prodotto stesso.
      Inoltre, va considerata anche l’accettabilità sociale che indica il
      livello di coerenza con i principi morali ed etici di riferimento; l’accettabilità
      è legata anche alle norme sociali.
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    • Definizione di Usabilità di J. Nielsen:
      L’Usabilità è la misura della qualità dell’esperienza
      dell’utente che interagisce con qualcosa –un sito web, un’applicazione
      software tradizionale o qualsiasi altro artefatto con il quale l’utente
      può operare con specifiche modalità
      .
    • Dalla norma ISO 9241: L’Usabilità
      è la misura di efficacia, l’efficienza e soddisfazione con la
      quale determinati utenti raggiungono scopi specifici in determinati ambienti
      (ISO 9241).
    • Altrove, sempre nelle norme ISO/IEEE: La soddisfazione
      è definita come il confort e l’accettabilità del sistema di
      lavoro per i suoi utenti e per altre persone influenzate dal suo uso.
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    • Nella documentazione tecnica (esempio quella prevista
      nel progetto di un ascensore come una bilancia
      ), l’accettabilità
      è intesa come "parametro di verifica" della buona realizzazione
      di un certo artefatto. In tal senso è parte intergrante dei REQUISITI
      TECNICI
      , ovvero del documento -tipicamente redatto da un Ingegnere-
      che esplicita e traduce in numeri e dimensioni gli "obiettivi/desideri"
      del committente/cliente.

    Guardiamo questi due schemi:

    Le componenti dell'accettabilità (J. NIELSEN)

    Le componenti dell'accettabilità (CSELT)

    Premesso che entrambi questi schemi sono
    di qualche anno fa, si nota subito come essi abbiano una parte convergente di
    massima rilevanza: l’accettabilità è il grande calderone
    che determina il successo o meno di una tecnologia. L’usabilità è
    una piccola parte di questa pozione magica del successo.

    Ora, non stupisce -ritengo- il fatto che il secondo schema sia targato CSELT
    (il grafico fa parte di uno studio in ambito TLC, e lo CSELT è ora parte
    del vasto universo di ricerca
    di proprietà di Telecom Italia
    ). Semmai, potrebbe stupire qualcuno,
    il fatto che il primo schema è stato redatto da Jakob Nielsen. In troppi
    infatti dimenticano che JN è un ingegnere vecchio stampo, e che prima
    di ammorbidirsi (al punto di co-firmare le ricerche di Don Norman sull’emotional
    design) ha usato parecchio le sue chiavi inglesi.

    Cosa non
    mi piace in questi schemi!

    Beh, non credo che la gente comune si
    riconosca piacevolmente in uno schema in cui le sue scelte (domanda d’uso) siano
    figlie di UTILITA’, PUBBLICITA’ ed ACCETTABILITA’. D’altronde, non credo che
    molti esperti di usabilità si riconoscano in uno schema che pone l’UTILITA’
    fuori dall’USABILITA’ (senza chiarirla) e che -come componente dell’accettabilità-
    pongono l’usabilità alla stregua di "inerzia" o "inerzia".
    E’ naturale che più di un progettista possa sentirsi frustrato da questa
    visione.
    In tal senso, il rapporto gerarchico tra UTILITA’ e USABILITA’ disegnato nello
    schema di JN è -per lo meno- più logico.

    Cosa è opportuno
    apprendere da questi schemi!

    Già in passato mi sono soffermato sulla necessità
    di dare unità e standard alle competenze progettuali emerse dal mondo
    degli Human Factors. Oggi, credo possa far bene a molti il vedere il
    rivolo della propria competenza unica e speciale, svanire nel vasto mare dell’accettabilità
    industriale.

    Riflettete bene su quando vi siete trovati a NON CONVINCERE IL CEO dell’azienda
    a cui presentavate l’importanza dell’apporto di competenze che stavate offrendo.
    Forse troverete la risposta delle priorità reali del CEO negli schemi
    sull’accettabilità.

    Conclusioni

    “L’usabilità non è una professione,
    ma una competenza che deve essere diffusa sino a penetrare l’anima di
    chi progetta”
    . Questa frase sta nella
    mia home da quando esiste il sito leander.com

    Rileggendola alla luce sia dell’articolo odierno che in alcune righe del mio
    precedente "Discount
    Usability: GAME OVER
    ", credo sia il caso di valutare attentamente la
    seguente riflessione: In Italia l’usabilità -nel suo complesso- rischia
    un clamoroso insuccesso.

    Le cause sono evidenti:

    • da un lato, la visione "industriale" dell’accettabilità
      limita fortemente gli spazi e l’impatto che l’usabilità può
      avere sui singoli artefatti.
    • dall’altro lato, il solo bastione di Internet non è
      sufficiente a cambiare questa "cultura dominante". Ciò sia
      perchè in Italia la Rete è ancora colpevolmente sottovalutata,
      che -direi sopratutto- a causa delle troppe distanze e polemiche tra gli
      addetti ai lavori. Questi ultimi così impegnati a definire sottoculture
      microscopiche e personali, da non comprendere che così saranno tutti
      spazzati via.

    A questo mondo i progetti di artefatti
    multimediali possono farli molte diverse categorie di professionisti:

    • ingegneri & tecnici
    • umanisti & specialisti di contenuto
    • architetti di sistemi e informazioni
    • designer (NB. non intendo un banale grafico, bensì
      un Pininfarina)

      categorie a cui vanno sommate tutte le svariate forme di arte ed artigianato

    Lo schema di JJ Garret per il progetto della User Experience Ebbene,
    Premesso che l’intera cultura del "progetto" esiste da molto prima
    dei computer, nonchè riconosce (e subisce) un profondo legame culturale
    con il mondo dell’ingegneria,
    le competenze di usabilità
    possono essere uno strumento di ognuna di queste diverse categorie di professionisti.
    Il problema -semmai- è che bisogna definitivamente comprendere
    che le competenze di usabilità NON possono vivere da sole o -peggio-
    essere ulteriormente frammentate.
    Una cosa è saper distinguere campi
    diversi, altro è pretendere l’istituzione e lo spazio di vita per "n"
    frammentatissime figure progettuali.

    La mia visione del progetto di un artefatto multimediale è molto vicina
    al classico schema di Jesse James Garret.
    Ritengo che questo vada visto come "lista di attività e
    competenze ordinate" svolte -se è il caso- anche dal numero minimo
    di una sola persona, e non necessariamente attraverso un patchwork di professioni,
    che non hanno definito standard di comunicazione, unità di misura, risultati
    oggettivi, sperimentazioni riproducibili.

    Anche alla luce di questa visione del progetto, smettiamola di dire ogni bene
    dell’importanza dell’usabilità e chiediamoci invece: Quanto sono
    consapevole delle priorità "industriali" e della visione che
    il mercato ha di questa mia speciale cultura dell’usabilità?

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