Oct 22 2003
Next-GUI: cosa ci attende dopo il PC
Quale sarà la chiave della prossima modalità
di interazione uomo-macchina?
Assomiglierà ad un film, o sarà figlia di un gadget dall’inaspettato
successo? Ma sopratutto: accadrà davvero una qualche rivoluzione? E quando?
In questa pagina
- Lo stato dell’arte delle GUI
- Ma serve una nuova GUI?
- GUI altrove: prove tecniche di futuro
- Esiste un paradigma emergente?
- Restiamo con i piedi per terra
- Da dove arriverà il futuro?
- Conclusioni
Doverosa premessa
La futurologia non � il mio settore, ed anche l’usabilit� -alla quale dico
sempre sono in “prestito”- � una materia a cui rimane poco da scoprire e moltissimo
lavoro da fare. Ecco perch� -per oggi- vorrei guardare oltre lo steccato della
“miseria delle attuali interfacce”, e tornare a pensare al design dell’interazione.
Nel farlo, la sensazione � quella che i pi� ritengano il design dell’interazione
come l’eterna promessa. E siccome nella tecnologia anche le promesse invecchiano,
ho pensato che fosse ora di dare una spolverata al baule delle promesse in prototipo,
e vedere a che punto siamo.
Lo
stato dell’arte delle GUI
Che giorno � oggi?
Di preciso non lo so, ma ho la sensazione che sia il giorno in cui si possa
dire con certezza che le attuali GUI sono diventate vecchie!
Sino all’avvento della Rete Internet, la conoscenza a cui avevamo accesso tramite
computer, stava in un certo posto specifico: sul disco del PC che avevamo sul
tavolo, su un certo CD, o -al massimo- nel PC della stanza accanto.
Certo c’erano gi� molte eccezioni: reti complesse in mano all’esercito, banche,
istituzioni governative, grandi compagnie etc.
Tutte situazioni che consentivano gi� di avere la netta percezione che “i dati
fossero altrove”. Ma per quanto si trattasse di una eccezione diffusa, questa
non ha rappresentato la modalit� in cui la maggior parte delle persone pensavano
al sapere. Il sapere, come anche l’informazione di dettaglio, stava sempre in
un luogo ben preciso.
La metafora del desktop fu un modo eccellente di interpretare questa fase in
cui le informazioni erano “locali”. Poi -con l’esplosione del web- abbiamo cominciato
ad avere dei dubbi…
Beh, il monopolista dei sistemi operativi � senza dubbio Bill Gates!
Cosa hanno fatto in Microsoft quando si sono resi conto che
la conoscenza dell’intero pianeta era disponibile ma delocalizzata? che la gente
non capiva pi� bene dove stavano i propri files, oppure cosa era web e cosa
no?
Hanno cambiato lo sfondo di scrivania!
Immagino la riunione interna dova qualcuno disse:”siamo convinti,
che un panorama tranquillizzante con erba verde e cieli azzurri, possa consentire
all’utente di avere un miglior feeling con i computer“.
E in casa Apple? ...beh, si, quel piccolo produttore con
la mela morsicchiata, etc…
Beh, in casa Apple, hanno pi� o meno tenuto il concetto di desktop (l’hanno
inventato loro), solo che ora fanno schizzare le finestre su e gi� per lo schermo
come fosse un enorme movie flash stracolmo di transizioni.
Alla Apple si comportano come se volessero stressare al massimo quello che si
pu� fare con il mouse (Vedi:
Expos�), oppure come se non sapessero pi� cosa farne della
strapotenza computazionale dei suoi G5.
Linux? si s�, le GUI non sono il suo forte. E anche gli altri che ci hanno provato
-comunque- non sono sopravvissuti.
Ma serve un’altra
GUI?
Cosa si pu� fare migliorare il modo in cui la gente usa i computer?
…Il mondo intero conosce gi� una via per usare i computer: il mouse ed una GUI.
Se ancora oggi non siamo stati in grado di liberarci dell QWERTY per i costi di
ri-apprendimento che avremmo, figuriamoci se possiamo cambiare il paradigma di
interazione uomo-PC.
Ci� nonostante:
La sensazione � che le GUI stiano gi� facendo il massimo per facilitare l’interazione
uomo-macchina, e che se davvero si provasse a fare un ulteriore balzo
in avanti, questo NON potrebbe essere seguito anche dal mouse.
Definizione di mouse: scatoletta con pallina che senza mai mutare -dal 1960
ad oggi- � rimasta attaccata al nostro PC.
Ma se cambia la GUI, cambia il mouse. E viceversa.
Quando in un film ci mostrano il futuro, non ci sono mouse in giro…
Sar� perch� siamo influenzati da Hollywood, che sentiamo di doversi liberare
del vecchio mouse, o c’� dell’altro?
In fondo � risaputo che:
- La storia dell’innovazione tecnologica procede a “strattoni”,
mentre da troppo tempo nelle GUI manca una discontinuit� rilevante (la metafora
del desktop � targata ‘80, e tutti i tentativi di sostituire o innovare profondamente
il mouse sono sin qui falliti). - I computer non sono mai stati veloci e miniaturizzabili
come adesso (Eppure, il tuo PC, non sa neanche come ti chiami). - Le reti wireless locali e le reti telefoniche a banda
larga consentono l’accesso rapido ai contenuti. Da pochissimo, anche per gli
utenti mobili (nessuno si stupir� vedendo come -tra pochissimo- si potr�
vedere il telegiornale dal cellulare). - L’intera conoscenza dell’umanit� � -o sar� presto- pubblicata
su Internet: connessa attraverso una incommensurabile rete di hyperlink.
Tutte cose che poco hanno a che fare con:
- chi vuol mettere windows XP anche sulla lavatrice, e
controllare che i panni che si intendono lavare siano “certificati” longhorn.
LongHorn/Palladium sono
nomi che non vi dicono nulla? - chi vuol rimpicciolire tutto ci� che normalemente sta
dentro un video (palmare, TV, computer), e metterlo dentro
ad un video pi� piccolo (il telefonino).
… - e con lo scatolo beige accanto al cestino, ed il suo
albero di natale con metri di ghirlande e nugoli di periferiche ed input device.
Insomma, non avete anche voi la sensazione che manchi qualcosa?
GUI altrove. Prove
tecniche di futuro
Si pu� avere un mondo senza PC-beige, ma con tutte le comodit� offerte dall’Information
& Communication Technology?
A pensare che sia possibile ci sono certamente i produttori di hollywood, ma anche
un buon numero di seri ricercatori, nonch� di “nuovi” designer dell’interazione.
Ma facciamo un breve viaggio tra alcune modalit� -alternative- di azione/interazione
con luoghi, device e media.
1) La prima fermata � Europea.
I precursori dell’interaction design in Italia sono stati quelli di Domus
Academy, il cui centro di ricerche -dal 1995 ad oggi- ha sfornato moltissimi
progetti. Attorno ed accanto a Domus Acedemy si sono intrecciate
le vicende della specialissima facolt� di Scienze
della Comunicazione di Siena (con il Siena Design Project), e di
Philips Design. Questi
tre crogioli di intelligenze hanno sfornato i pi� interessanti progetti del panorama
europeo, ed alcuni tra questi sono: POGO, New
Nomads.

In fondo, l’approccio europeo, � molto vicino alla teorizzazione dell’Invisible
Computer di Donald Norman. Dal centro ricerche di Domus, come da Siena e da
Ivrea, nascono di continuo
concept di quelli che Norman
chiamerebbe infodomestici: artefatti digitali attorno ai quali processi e relazioni,
confluiscono in uno strumento dedicato ad una specifica funzione. Producendo device
(e non solo) semplificati, ma dalla straordinaria capacit� di comunicazione verso
il “sistema” che gestisce le informazioni relative ad un certo utente ed un certo
compito.
2 ) Fermata obbligatoria al Medialab di Boston!
La creatura fondata da Nicholas Negroponte che -negli anni- ha sfornato un incredibile
numero di progetti e realizzazioni. Al medialab sono nate le prime sperimentazioni
sul Wearable Computer
(poi finemente rivisto da Philips Design), e moltissimi progetti legati al “riconoscimento
intelligente” del contenuto di una immagine (in foto vedete come un computer
riconosca la sagoma ed la postura di un uomo). Wearable computer e virtual reality
alle spalle, oggi al MEDIALAB vanno molto di moda i Tangible
Media e le interfacce tangibili. …E vi assicuro che vedere una
segreteria telefonica interamente fatta in PIETRA, beh… lascia di sasso.
3) L’ultima fermata la facciamo nel comparto “pervasive computing”,
con Motorola!
Tra il 2001 ed il 2002, Motorola si � sforzata di comprendere il futuro delle
compagnie del suo genere. Cos�, con il supporto di un team internazionale (in
realt� molto italiano) di interaction designer, ha prodotto degli scenari
(umts) di grande interesse.
Per i dettagli c’� del progetto Motorola c’� questo raro
PDF (1Mb).
Non so se qualcuno realizzer� mai le idee di Motorola, ma guardando Xelibri
c’� da pensare che comunque qualcuno ci stia provando.

Ma attenzione: a cambiare drammaticamente i paradigmi di interazione,
pu� anche essere il media. Fate un giro alla Anoto,
alla eInk. Leggetevi poi le
notiv� in termini di “carta
intelligente“, e provate poi a miscelare gli scenari della telefonia
con un media flessibile ed intelligente come la carta.
(Sembra si avveri il sogno del personal media di Nicholas Negroponte: Imagine
folding up today’s newspaper only to unroll it tomorrow and find tomorrow’s
news. Now, researchers have made a plastic electronic material
that could make such fantasies come true).
Esiste un
paradigma emergente?
Beh, diciamo anche le cose come stanno: Wearable computer, grandi schermi, tangible
media, carta intelligente… in effetti se ne parla oramai da un certo numero
di anni, e la sensazione � che si tratti di tentativi che NON stanno dando i frutti
sperati.
Se girate per le pagine del MediaLab, di Wearable computer non
parla pi� nessuno.
Le interfacce ed i nuovi paradigmi di interazione relativi ad i grandi
schermi (utili sopratutto nelle interfacce pubbliche), rimarranno ancora
per alcuni anni in attesa che i prezzi delle componenti hardware si abbassino.
Sulla questione grandi schermi, c’� per� una gigantesca eccezione: ecco a voi
il videotelefonino
pi� grande del mondo! un vero e proprio sistema di videoconferenza
condivisa full-immersion, dotato di un sistema di ricezione/trasmissione audio
assolutamente innovativo. Sar� la realizzazione cocreta di un concept di interaction
design un p� vecchio ma assolutamente affascinante. (la notizia
su Ananova)
Tangible media: Al posto della segreteria telefonica in pietra
per ora abbiamo soltanto le bellissime (e non tangible) sfere luminose “ambient-orb“:
lampade wireless dai colori soft e cangianti che -con il loro colore- possono
dirti se ti � arrivata una nuova email, se un tuo amico/a � entrato in chat, etc
etc
Restiamo con
i piedi per terra
Quello che emerge da questa carrellata di progetti/concept “vecchi”
e nuovi, � che non solo siamo tecnologicamente in grado di liberarci dagli scatolotti
beige, ma anche che abbiamo almeno un paio di altri possibili paradigmi di interazione
a cui affidarci per il futuro. Pensare oltre la GUI, il mouse e sopratutto oltre
la cornice del monitor, � il modo per comprendere le nostre reali potenzialit�
tecnologiche e progettuali. Ma prima di giungere ad una qualche conclusione, parliamo
di alcuni fatti recenti e di una grande assente.
La grande assente di questo viaggio in tre fermate � la “voice recogniction” e
il cosidetto “voice control“, ovvero: poter comandare un computer/sistema
direttamente impartendo gli ordini a voce.
Il motivo di questa assenza � che di sistemi di voice recogniction ne
esistono da tempo. Possiamo tranquillamente usarli per dettare un testo
al computer (ho un amico che ha dettato un intero libro al suo PC. Anche se poi
ha dovuto togliere a mano i vagiti del suo ultimo figliolo), ma NON possiamo
comandarci una intera interfaccia.
Capiamoci bene: tecnicamente sarebbe anche fattibile e -in realt�- gi� da alcuni
anni i computer Macintosh consentono di impartire ordini a voce (solo in inglese).
Il limite di questa tecnologia � per� duplice: nessun controllo dell’enviroment
(per cui entra nel microfono anche la radio di sottofondo) e nessuna capacit�
di selezione.
Quest’ultimo punto � il punto cardine: le GUI basate sulla metafora del
desktop sono del genere “select and click”, dunque -per poter far eseguire
un comando al computer- si deve associarlo ad un qualche genere di selezione.
Ora, come si pu� dire a voce al PC di selezionare l’icona in basso a destra, accanto
a quella blu? Evidentemente non si pu�.
Infine, quanto � scalabile e sicura una soluzione basata sul solo voice control?
Pensate alla curva di apprendimento a cui sono sottoposti sia il PC (per imparare
la vostra inflessione e le parole nuove) che l’utente. Poi rispondetevi da soli.
E allora, da
dove arriver� il futuro?
Nel breve -probabilmente- avranno la meglio i paradigmi UMTS (vi segnalo questi
poco orginali ma divertenti
scenari prodotti per WIND), ma per andare alla ricerca della vera innovazione
bisogner� guardare a tecnologie di derivazione militare.
La ricerca orientata ad applicazioni militari, sta sviluppando delle interacce
del tipo EvPac, eye-voice point and click (eyegaze). Con questi
sistemi, la selezione avviene semplicemente guardando un oggetto a schermo. Subito
di seguito, il comando vocale, applica una azione alla selezione specifica. In
pratica � possibile “fare CLICK” su un oggetto indicato con gli occhi.
Ma come talvolta accade, persino le tecnologie nate in ambito militare, possono
rapidamente divenire motivo di progresso per tutta la societ�. C’� dunque da pensare
che si potr� presto comandare una GUI con gli occhi e con la voce. Sono in molti
a crederlo, e tra questi c’� un personaggio alquanto speciale: Ron
Jacob.
Ron non � il classico Guru alla Nielsen, ma � uno che ha una tonellata di pubblicazioni.
Ha lavorato per la Marina degli Stati Uniti e -basandosi sulle sue ricerche- ha
motivo per credere che il “puntamento oculare”, sar� il mouse del futuro. D’altro
canto, anche in Danimarca hanno preso molto sul serio gli “eye-controlled
media“.
Date un occhio a questi lavori, e poi ditemi se state ancora pensando all’ergonomia/usabilit�/interaction
design in termini di:”da che lato mettiamo il logo nella homepage? flash si o
no?, etc”.
Per migliorare l’usabilit� di un qualsivoglia sistema -io ritengo- sia anche il
caso che il computer capisca qualcosa di pi�.
L’intelligenza artificiale stenta a darci soccorso, ma mi chiedo: pu�
davvero essere intelligente una macchina che non ha cognizione sensoriale?
Certo, i computer “vedono” se gli mettiamo in testa una telecamera, ma non hanno
una cognizione ci ci� una immagine possa rappresentare e significare.
La possibilit� di indicare al computer un oggetto attraverso il nostro sguardo,
edi far eseguire un comando attraverso la nostra voce, ha l’effetto dirompente
di usare la nostra capacit� cognitiva e darla “in prestito” alla macchina.
L’effetto di ritorno di questa “intuibilit�” delle nostre azioni di utenti, non
� soltanto quello di far sembrare pi� intelligente la macchina, ma anche quello
di renderci pi� efficaci e consentirci di agire in modo pi� naturale.
Ed ancora: Oltre a promettere sfaceli nel settore dei giochi, questa modalit�
(stile) di interazione, ben si presta a favorire l’accesso al computer anche quando
si sia in presenza di alcune tipologie di disabilit�.
Conclusioni
Penso si possa asserire che l’interaction design ha vissuto gli ultimi due anni
praticamente fermo al parcheggio. Ora siamo invece in una fase di attraversamento/transizione
dove -il mercato- prova progettare il futuro per prove ed errori.
Non � una cosa nuova, anzi: accade abbastanza spesso che quando una innovazione
sia prossima al mercato, i ricercatori istituzionali cedano il passo ai pi� celeri
ed affamati sperimentatori delle companies industriali.
Certo, il modo in cui essi operano � talvolta davvero poco scientifico, ma questo
consente anche un rapido attraversamento della fase delle tecnologie-puzzle (fase
sperimentale che la ricerca produrrebbe solo con decenni). Questo per� ci dar�
provabilemente modo di testare meglio l’idea degli infodomestici,
e -in fondo- anche quella per prove ed errori � una modalit� evolutiva interessante.
…anche perch� nessuno pu� escludere a priori che -partendo da “cineserie” alla
thinkgeek- si inventi il
futuro per serendipit�.
Mentre tutti viviamo questa fase di stridente contrasto tra l’aspettativa delle
“macchine volanti” e la situazione di “parcheggio” in cui � rimasto bloccato il
futuro hollywoodiano della tecnologia, c’� chi cerca di guardare avanti e realizzare
concretamente qualcosa di drammaticamente nuovo. Certo, in questo ventaglio di
opportunit�, pu� diventare davvero difficile comprendere in quale direzione muovere
il prossimo singolo passo. Ma noi abbiamo fiducia e riteniamo che -da qualche
parte- il futuro sia gi� in fase di debuggin. Che sia un Tholos in ogni angolo,
od una GUI
ad ologrammi, la rivoluzione ci appare gi� pronta dietro l’angolo.
Rimanete sintonizzati, perch� ho la sensazione che Idearium.ORG ne sapr�
qualcosa!
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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