Oct 12 2003
Discount Usability: GAME OVER!
Inutile
nascondercelo: Accademici, GURU di passaggio, esperti web, designer provetti
etc non sono riusciti a convincere il mercato italiano a fare seri investimenti
per il drastico miglioramento delle interfacce internet.
Quali sono le motivazioni? Di chi le responsabilità? E soprattutto, quali
le proposte per far evolvere questo mercato?
In questa pagina
- Niente testa sotto la sabbia
- Molto fumo & poco arrosto
- Di chi sono le responsabilità?
- La proposta
- Conclusioni
NOTA:
Questo articolo è stato originariamente scritto per il magazine IDEARIUM
Niente
testa sotto la sabbia!
Ci sono alcune cose che sappiamo bene:
- Internet è vitale per lo sviluppo dell’economia
di ogni Nazione - L’Italia ha accumulato ritardi notevoli e –in
generale- non si distingue certo per la qualità dei servizi on-line - Le competenze progettuali -tecnologiche e specialistiche-
in ambito usability sono abbondanti
Questo sembrerebe un panorama ideale per gli addetti ai lavori dell’usabilità
nazionale, eppure:
- A parte le eccezioni dei soliti noti, i grandi clienti
latitano - Le piccole e medie aziende non sanno neanche cos’è
l’usability - L’offerta di usability rimane leziosa e di difficile
intepretazione - L’accesso ai servizi di usability è
costoso
Nel
comparto usability del Bel Paese c’è parecchio fumo, e poco arrosto.
Nel chiuso dei ragionamenti privati tra addetti ai lavori, questi discorsi
si fanno spesso. Poi –sul mercato- tutti a sbandierare sicurezza e non
affrontare il problema.
I servizi in rete di molte aziende fanno pietà. Al contempo le società
che dovrebbero vivere basandosi sulle loro competenze progettuali, languono
ai margini del business ICT.
Perché?!?
Ho redatto un elenco delle motivazioni più gettonate. Eccovi
le prime tre:
- La recessione ha ridotto gli investimenti all’osso
- L’usability è artigianato. Questo è
il momento della tecnologia e dei contenuti - I decisori in azienda non hanno la cultura dell’usabilità
Consentitemi di dire che queste motivazioni potrebbero
essere riesaminate anche sotto un altro punto di vista:
Sin dal principio,
3) L’usabilità tricolore si è posta in modo accademico ed
ermetico (sono in molti a dire che l’usabilità non è usabile).
L’usabilità non si è fatta capire.
Inoltre,
2) La competizione tra i vari player, e la modernità delle stesse metodologie
per la valutazione dell’usabilità, rende difficile comprendere
al cliente se esista una sorta di offerta standard. Di fatto, sembra che tutti
gli specialisti dicano cose abbastanza diverse.
Infine,
1) la più grande inefficienza dell’usabilità, sta nel fatto
di non essere davvero riuscita a dimostrare di essere indispensabile.
Se c’è da primeggiare in qualità, allora l’usabilità
esiste. Appena c’è da tagliare i costi, l’usabilità
svanisce dai budget di spesa.
Insomma, se gli investimenti vengono ridotti all’osso, allora si scopre
che l’osso è la tecnologia e non certo l’usabilità.
Ma
di chi sono le responsabilità per la percezione che il mercato ha dell’usabilità,
se non degli stessi addetti ai lavori dell’usability?
Ebbene SI. La colpa -se c’è- è nostra!
La recessione che ci accompagna dalla fine del 2001, non ha certo evitato che:
- Al mondo venissero venduti più computer che mai
- Internet crescesse per accessi e per volume di traffico
- L’ecommerce raggiungesse –anche se in ritardo-
quelle rosee previsioni che hanno creato parte della bolla speculativa chiamata
new-economy
Ma oltre alle motivazioni sin qui espresse, ci sono da mettere
in conto alcune altre importanti questioni, ad esempio:
Alcuni clienti ritengono che l’usability non sia in grado di dare
la risposta ai loro problemi. Ecco -dal loro punto di vista- i perché:
- Chi vende usabilità non si cala nelle reali e
concrete necessità del cliente (diversità culturale, di approccio,
di metodo) - L’usabilità NON HA UN PRODOTTO o si basa
su una qualche TECNOLOGIA. L’usabilità è invece “personalizzata”
e guru-centrica. Assomiglia -più che alla medicina- alla stregoneria! - …e, nella percezione del cliente… Gli
“stregoni” italiani sembrano solo dei lontani emuli di quelli
MADE IN USA. Si rifanno a Nielsen, Cooper, Veen, Garret, etc. ma hanno meno
forza, e meno fascino.
Già in passato mi sono occupato delle difficoltà
del "mercato dell’usabilità". L’articolo "l’usabilità
senza gli utenti" ha destato molte critiche e qualche prima
riflessione; Ed oltre a me, altri autori, si sono interrogati su QUALE usabilità
e quali METODI, andassero proposti al mercato.
…E’
venuto il momento di fare sul serio! Ed ecco i tre ingredienti della mia proposta:
- Trasformate i vostri servizi di usabilità
in "pacchetti" e "prodotti" che il cliente possa
misurare (e paragonare) sul fronte dei risultati - Abbandonate immediatamente le diatribe accademiche, ed
usate la vostra competenza per definire DELIVERABLE, FORMATI, APPROCCI e METODOLOGIE
il più possibile standard
- Abbandonate quei metodi che vengono percepiti
come pura "stregoneria" o -per lo meno- affiancateli con
delle misurazioni e delle tecnologie oggettive. - NON PROMETTERE al cliente che l’ACCESSIBILITA’
(di cui si è invaghito) gli risolva tutti i problemi! Perchè
quando risulterà falso, faremo tutti un passo indietro!
A questo mondo non c’è più spazio per le
tecnolgie che non funzionano, ma non c’è spazio neanche per chi vuol
vivere del mercato senza ascoltare la cultura del cliente.
Conclusioni
Prima di chiedere, vi propongo due grafici:
L’USABILITA’ COME PRINCIPIO EVOLUTIVO DELLA TECNOLOGIA
L’adozione è senz’altro il primo motivo di successo o di scomparsa di
una tecnologia. L’adozione è determinata dalla quantità e relativa
agli utenti. L’adozione è direttamente correlabile all’usabilità.

Commento: Tra l’insieme di tutte le tecnologie/prodotti che sarebbero
UTILI, e l’insieme di tutte le tecnologie/prodotti che sono TECNICAMENTE REALIZZABILI,
la maggiore probabilità di sopravvivenza è nell’area di sovrapposizione
che contiene i prodotti USABILI.
DIAGRAMMA DI POSIZIONAMENTO DELLE METODOLOGIE PER LA MISURAZIONE DELL’USABILITA’
Se si comincia con il mettersi d’accordo su un significato/approccio
singolo per ogni metodologia, allora le si può tentare di classificare,
valorizzare, e rendere percepibili al cliente nella loro sostanza e nella loro
differenza.
Commento:
Io mi occupo di tracciamento oculare, perchè questa metodologia
sta in alto a destra nel quadrante (e non viceversa).
Il mio invito è quello di far evolvere tutto il comparto verso un’offerta
di mercato che sposti il baricentro dalla semplice applicazione dell’esperienza,
verso l’offerta congiunta di metodi tradizionali & servizi di MISURAZIONE
che possano dirsi quantitativi ed oggettivi.
Come sempre, non ho delle verità da condividere, bensì il mio
parere da offrire. Ed a mio parere, per la DISCOUNT USABILITY, il tempo
è scaduto!
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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