Oct 12 2003

    Discount Usability: GAME OVER!

    Posted at 8:43 am under eye-tracking, Usability & dintorni

    Inutile
    nascondercelo: Accademici, GURU di passaggio, esperti web, designer provetti
    etc non sono riusciti a convincere il mercato italiano a fare seri investimenti
    per il drastico miglioramento delle interfacce internet.
    Quali sono le motivazioni? Di chi le responsabilità? E soprattutto, quali
    le proposte per far evolvere questo mercato?

    In questa pagina
    - Niente testa sotto la sabbia
    - Molto fumo & poco arrosto
    - Di chi sono le responsabilità?
    - La proposta
    - Conclusioni

    NOTA:
    Questo articolo è stato originariamente scritto per il magazine IDEARIUM


    Niente
    testa sotto la sabbia!

    Ci sono alcune cose che sappiamo bene:

    • Internet è vitale per lo sviluppo dell’economia
      di ogni Nazione
    • L’Italia ha accumulato ritardi notevoli e –in
      generale- non si distingue certo per la qualità dei servizi on-line
    • Le competenze progettuali -tecnologiche e specialistiche-
      in ambito usability sono abbondanti

    Questo sembrerebe un panorama ideale per gli addetti ai lavori dell’usabilità
    nazionale, eppure:

    • A parte le eccezioni dei soliti noti, i grandi clienti
      latitano
    • Le piccole e medie aziende non sanno neanche cos’è
      l’usability
    • L’offerta di usability rimane leziosa e di difficile
      intepretazione
    • L’accesso ai servizi di usability è
      costoso

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    Nel
    comparto usability del Bel Paese c’è parecchio fumo, e poco arrosto.

    Nel chiuso dei ragionamenti privati tra addetti ai lavori, questi discorsi
    si fanno spesso. Poi –sul mercato- tutti a sbandierare sicurezza e non
    affrontare il problema.
    I servizi in rete di molte aziende fanno pietà. Al contempo le società
    che dovrebbero vivere basandosi sulle loro competenze progettuali, languono
    ai margini del business ICT.

    Perché?!?
    Ho redatto un elenco delle motivazioni più gettonate. Eccovi
    le prime tre:

    1. La recessione ha ridotto gli investimenti all’osso
    2. L’usability è artigianato. Questo è
      il momento della tecnologia e dei contenuti
    3. I decisori in azienda non hanno la cultura dell’usabilità

    Consentitemi di dire che queste motivazioni potrebbero
    essere riesaminate anche sotto un altro punto di vista:

    Sin dal principio,
    3) L’usabilità tricolore si è posta in modo accademico ed
    ermetico (sono in molti a dire che l’usabilità non è usabile).
    L’usabilità non si è fatta capire.

    Inoltre,
    2) La competizione tra i vari player, e la modernità delle stesse metodologie
    per la valutazione dell’usabilità, rende difficile comprendere
    al cliente se esista una sorta di offerta standard. Di fatto, sembra che tutti
    gli specialisti dicano cose abbastanza diverse.

    Infine,
    1) la più grande inefficienza dell’usabilità, sta nel fatto
    di non essere davvero riuscita a dimostrare di essere indispensabile.
    Se c’è da primeggiare in qualità, allora l’usabilità
    esiste. Appena c’è da tagliare i costi, l’usabilità
    svanisce dai budget di spesa.
    Insomma, se gli investimenti vengono ridotti all’osso, allora si scopre
    che l’osso è la tecnologia e non certo l’usabilità.

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    Ma
    di chi sono le responsabilità per la percezione che il mercato ha dell’usabilità,
    se non degli stessi addetti ai lavori dell’usability?

    Ebbene SI. La colpa -se c’è- è nostra!
    La recessione che ci accompagna dalla fine del 2001, non ha certo evitato che:

    • Al mondo venissero venduti più computer che mai
    • Internet crescesse per accessi e per volume di traffico
    • L’ecommerce raggiungesse –anche se in ritardo-
      quelle rosee previsioni che hanno creato parte della bolla speculativa chiamata
      new-economy

    Ma oltre alle motivazioni sin qui espresse, ci sono da mettere
    in conto alcune altre importanti questioni, ad esempio:
    Alcuni clienti ritengono che l’usability non sia in grado di dare
    la risposta ai loro problemi.
    Ecco -dal loro punto di vista- i perché:

    • Chi vende usabilità non si cala nelle reali e
      concrete necessità del cliente (diversità culturale, di approccio,
      di metodo)
    • L’usabilità NON HA UN PRODOTTO o si basa
      su una qualche TECNOLOGIA. L’usabilità è invece “personalizzata”
      e guru-centrica. Assomiglia -più che alla medicina- alla stregoneria!
    • …e, nella percezione del cliente… Gli
      “stregoni” italiani sembrano solo dei lontani emuli di quelli
      MADE IN USA. Si rifanno a Nielsen, Cooper, Veen, Garret, etc. ma hanno meno
      forza, e meno fascino.

    Già in passato mi sono occupato delle difficoltà
    del "mercato dell’usabilità". L’articolo "l’usabilità
    senza gli utenti
    " ha destato molte critiche e qualche prima
    riflessione; Ed oltre a me, altri autori, si sono interrogati su QUALE usabilità
    e quali METODI, andassero proposti al mercato.

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    …E’
    venuto il momento di fare sul serio! Ed ecco i tre ingredienti della mia proposta:

    1. Trasformate i vostri servizi di usabilità
      in "pacchetti" e "prodotti"
      che il cliente possa
      misurare (e paragonare) sul fronte dei risultati
    2. Abbandonate immediatamente le diatribe accademiche, ed
      usate la vostra competenza per definire DELIVERABLE, FORMATI, APPROCCI e METODOLOGIE
      il più possibile standard
    3. Abbandonate quei metodi che vengono percepiti
      come pura "stregoneria"
      o -per lo meno- affiancateli con
      delle misurazioni e delle tecnologie oggettive.
    4. NON PROMETTERE al cliente che l’ACCESSIBILITA’
      (di cui si è invaghito) gli risolva tutti i problemi!
      Perchè
      quando risulterà falso, faremo tutti un passo indietro!

    A questo mondo non c’è più spazio per le
    tecnolgie che non funzionano, ma non c’è spazio neanche per chi vuol
    vivere del mercato senza ascoltare la cultura del cliente.

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    Conclusioni
    Prima di chiedere, vi propongo due grafici:

    L’USABILITA’ COME PRINCIPIO EVOLUTIVO DELLA TECNOLOGIA
    L’adozione è senz’altro il primo motivo di successo o di scomparsa di
    una tecnologia. L’adozione è determinata dalla quantità e relativa
    agli utenti. L’adozione è direttamente correlabile all’usabilità.
    Darwin & l'usabilità
    Commento:
    Tra l’insieme di tutte le tecnologie/prodotti che sarebbero
    UTILI, e l’insieme di tutte le tecnologie/prodotti che sono TECNICAMENTE REALIZZABILI,
    la maggiore probabilità di sopravvivenza è nell’area di sovrapposizione
    che contiene i prodotti USABILI.

    DIAGRAMMA DI POSIZIONAMENTO DELLE METODOLOGIE PER LA MISURAZIONE DELL’USABILITA’
    Se si comincia con il mettersi d’accordo su un significato/approccio
    singolo per ogni metodologia, allora le si può tentare di classificare,
    valorizzare, e rendere percepibili al cliente nella loro sostanza e nella loro
    differenza.
    diagramma metodologie


    Commento:

    Io mi occupo di tracciamento oculare, perchè questa metodologia
    sta in alto a destra nel quadrante (e non viceversa).
    Il mio invito è quello di far evolvere tutto il comparto verso un’offerta
    di mercato che sposti il baricentro dalla semplice applicazione dell’esperienza,
    verso l’offerta congiunta di metodi tradizionali & servizi di MISURAZIONE
    che possano dirsi quantitativi ed oggettivi.

    Come sempre, non ho delle verità da condividere, bensì il mio
    parere da offrire. Ed a mio parere, per la DISCOUNT USABILITY, il tempo
    è scaduto!

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